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Attraverso Genova, memorabili aneddoti

di Viviana Dasara
Domenica, 28 Febbraio, 2010

Schegge di memoria dal G8 sulla scena

Sono trascorsi nove anni dopo i tremendi fatti di Genova accaduti al G8 il 19, 20 e 21 luglio 2001. Ne sono passati sette dalla prima volta in cui Matteo Garattoni ha messo in scena Attraverso Genova, monologo sugli eventi accaduti durante quelle tre giornate, presentato la prima volta al pubblico nel 2003 insieme a Maddalena Ricciardi del Duo Mirasole. Qualche giorno fa l'abbiamo visto presso lo spazio Teatro InDue (Vicolo Broglio 1/f) a Bologna, una factory nel cuore del centro universitario, dove si organizzano laboratori teatrali, di improvvisazione, espressività corporea, danza, musica ma anche corsi di clown e magia, di fotografia, disegno e pittura.
Una location inusuale per uno spettacolo teatrale e uno spazio sociale aperto a tutti perfetto, quindi, nella sua intimità per contenere un così ampio sguardo di intenti, riservato a un piccolo gruppo di spettatori. Un attore, solo in scena, sviluppa un racconto crudo, a tratti amaro, scrive una pagina dolorosa della storia che ha vissuto, ascoltando anche testimonianze di altre persone. Matteo Garattoni ha scelto di raccontare le paure, lo smarrimento, i paradossi e la vergogna del G8 a Genova. Lo ha fatto abilmente, in un modo non retorico, ammaliando con la sua autoironia come un Pulcinella che parla della sua città divenuta imprevedibile teatro di guerra. Sono diversi personaggi a parlare e raccontare agli spettatori i fatti di cronaca legati a quelle vicende, attraverso i propri occhi, i vivi ricordi, preziosa testimonianza di un altro punto di vista. Le parole e le immagini dall'osservazione diretta e dai reportage video vengono condensate in una narrazione che ripercorre alcuni tra gli episodi più significativi della manifestazione pacifista, che ha visto accorrere a Genova oltre quarantamila persone da tutto il mondo. Tra canti e balli, striscioni colorati, mani e facce dipinte, immersi in una variopinta atmosfera di festa, molti tra i partecipanti si sono ritrovati a vivere una situazione paradossale, avvolta dalla paura e dalla violenza, dall'impotenza e dalla rabbia. È questo il filo conduttore che porta a cercare tracce e aneddoti della manifestazione dei migranti, l'esperienza del Carlini e il corteo del 20, i luoghi della manifestazione pacifista, le case private, le cariche, i black block, Piazza Alimonda, l'irruzione notturna nella scuola Diaz, Bolzaneto, diventati gli oscuri teatri dell'indicibile. Scandita da un ritmo a tratti tragicamente comico, capace di complicità e sarcasmo, l'informazione di cronaca passa il testimone a suggestioni poetiche, dalle tinte forti, per riscoprire l'atmosfera a occhi chiusi.
Lo spettatore è condotto ad immergersi inevitabilmente in una scena che fa riflettere e continua a porre delle domande, senza rimanere indifferente a quanto è accaduto. Così, nascono spunti per paralre di politica, di democrazia, di potere, di libertà e soprattutto per riscattare i molti che quel G8 l'hanno vissuto in piazza.

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