La Resistenza pop di una giovane attrice
Il teatro è un fatto personale. È come lo fa chi lo fa: uno spettacolo con un sacco di errori, che forse non somiglia nemmeno a quello che voleva essere, può valere anche molto. È il caso di È bello vivere liberi della friulana Marta Cuscunà, vincitore del premio Ustica per il teatro 2009, presentato a Bologna nell'ambito della rassegna Interscenario. Un lavoro che ti obbliga a consentire anche se metà di quello che hai visto e udito ti sembra discutibile. Il fatto che a provocare simili effetti (che dipendono anche dalla quantità di carne al fuoco) sia un'opera prima rende il caso ancora più degno di attenzione.
L'autrice e interprete del monologo racconta, con partecipazione e senza sottrarsi alla voglia di identificarsi, la vita di Ondina Peteani, celebre staffetta partigiana deportata a Auschwitz. Usa con bravura una recitazione diretta e forte. Alterna il racconto con due momenti di teatro di figura burattini e pupazzi, inseriti, facciamoci caso, proprio nei punti più tragici della storia: l'uccisione di un informatore dei tedeschi, il lager. E qui c'è il primo guaio: per quanto molto ben fatti, come tutto lo spettacolo, del resto, che gode di una perfetta cura nell'allestimento e di un'indiscutibile riuscita tecnica e recitativa, gli inserti "di figura" non dialogano con il monologo, interrompono la recitazione anziché completarla, diventano pause, intermezzi.
Secondo problema: la drammaturgia non risolve in una sola storia i due momenti della storia di Ondina Peteani: Resistenza e deportazione. Prima viene la lotta partigiana in un resoconto entusiastico, tutto in levare; poi l'episodio del lager, veloce, staccato da tutto e presto sbrigato per poter gridare il finale. È vero che l'intenzione era raccontare la gioia di vivere, la felicità nonostante tutto dei giovani coinvolti nella lotta di liberazione, ma ci si ritrova, a freddo, con l'impressione di aver assistito a due storie, una delle quali risolta troppo in fretta.
Dietro ogni errore drammaturgico bisogna scoprire l'errore ideologico, cioè l'interpretazione errata della realtà: che in questo caso è proprio la rappresentazione non problematica della Resistenza, evidente anche nella insistita frontalità dell'attrice. È l'incuranza per i problemi della violenza, della vendetta, della guerra tra italiani (e non basta alzare per un momento una mano dipinta di rosso, subito dopo ripulita) a rendere improduttiva, in sede drammaturgica, l'esperienza concentrazionaria del personaggio.
Con questo limite, l'operazione ha consentito di rinnovare una retorica frusta e ingessata e aperto la possibilità di una celebrazione coinvolgente, in una chiave pop forse involontaria ma efficacissima. Ma sempre di celebrazione si tratta, di partigiani buoni, coraggiosi e simpatici per forza contro nemici che sono ombre, macchie o al massimo mascheroni. È un prezzo alto e chissà se valeva la pena di pagarlo per sentirsi dire ancora una volta - e così bene - i valori della Resistenza e la necessità della resistenza da questa ragazza percorsa da una tensione quasi visibile, animata fin nello sguardo da determinazione, fermezza e passione. Ma non c'è scampo, la Cuscunà vince: porta tutti fino in fondo senza prendere fiato, convince con la sua storia, si fa ricambiare dal pubblico con applausi caldissimi.
I prossimi appuntamenti di Interscenario:
BALOON PERFORMING GROUP, Cosmopolis + IMAMAMA, Come bestie che cercano bestie - Laboratori Dms, 4 marzo
MOSIKA, Un paese di stelle e sorrisi - Teatro di Casalecchio, 16 febbraio
ANAGOOR, Tempesta - Laboratori Dms, 17 marzo
CODICE IVAN, Pink, Me & The Roses - Teatri di Vita, 25-26 marzo
ODEMA', A tua immagine - Teatri di Vita, 29 marzo
TEATRODISTINTO, Kish-Kush - Teatro di Casalecchio, 20-21 aprile
INCONTRO: presentazione del libro "Quaderni di Scenario 2005/2007" a cura di Cristina Valenti (ed. Titivillus) e dei dvd del Premio Scenario 2009 di Federico Tovani - Laboratori Dms, 28 aprile