L'inquietante interno familiare di Nicola Bonazzi
Eden , la nuova produzione del Teatro dell'Argine, rivela i suoi personaggi storti e scomposti con pietà, con una simpatia che sfiora un'impossibile complicità. Il testo scritto e messo in scena da Nicola Bonazzi con Lorenzo Ansaloni, Micaela Casalboni e Alessandro Mor racconta di Manuel, ragazzo rimasto solo dopo essere cresciuto nel chiuso della sua casa con la mamma padrona e lo zio paralitico. Mamma e zio sono morti e lui continua a rivivere le tristi scene di sempre, un paradiso di isolamento, lamentele e ripetizioni in cui si manifesta, un passo dopo l'altro, una verità agghiacciante. Verità insieme alla quale il protagonistà sceglierà, con una decisione incredibile, di andare letteralmente a convivere - ma si dovrebbe dire commorire - definitivamente.
La macchina narrativa ideata da Bonazzi per raccontare questa storia che comincia dalla fine è efficace. Una sequenza di quadri in cui un passato che non passa si alterna a un presente che è solo sfondo dei deliri del protagonista, l'angoscia dell'isolamento fa posto a esplosioni di festa destinate a rendere ancora più evidente la desolazione dei protagonisti. Spostamenti e sfasature che non disorientano il pubblico, ma rendono ricco l'intreccio di tempi e temperature emotivi. La scelta dell'autore di rifiutare ogni compromesso con l'horror e lo scabroso, per raccontare tutto con dolcezza e disincanto, tuttavia, finisce per indebolire il dramma, privandolo della sua forza perturbante e lasciando gli spettatori in una posizione troppo comoda di benevolenza e distacco.
Gli attori, chiamati a fissare in tic e manovre ossessive le scombinate identità dei personaggi, tendono a risolvere tutto in caratterizzazione e ci vuole tutta la loro abilità, tutta la sapienza di Casalboni e Ansaloni, tutto il sudore di Alessadro Mor, per tenere in moto la macchina e consegnare all'applauso del pubblico i temi e i valori del testo.