Tre serate a caccia dell'immaginario contemporaneo e dei suoi mutamenti
Netmage 10 international live-media festival, a cura del colletivo Xing, ha chiuso la decima edizione sabato 23 gennaio a Bologna con una dancefloor in tre diverse location (Locomotiv, Laboratorio occupato Crash, Cassero), dove si sono esibiti alcuni dei migliori artisti internazionali nel panorama musicale della sperimentazione digitale. L'americano Jimmy Edgar, i tedeschi Zander VT, i congolesi Boketshu, Massimo Carozzi e Andrea Sartori hanno fatto ballare fino all'alba il pubblico vibrante tra dj e vj set, nostalgiche sonorità vintage, dinamici assoli di chitarra elettrica e ritmi potentissimi. Il progetto a cura di Shape ha ricostruito un unico fil rouge, in una sola serata, per raccontare i nuovi scenari sonori della contemporaneità musicale e per testimoniare come Bologna desideri fortemente essere una città attiva in campo culturale e creativo.
Raccontare Netmage è soprattutto questo, partecipando e condividendo, per far crescere innovazione attraverso attività culturali e produttività nuove nella nostra città.
Caratterizzato da una grande sperimentazione tecnica, da sonorità e installazioni visive dentro scenari avant-garde tra un live e l'altro, anche quest'anno il festival ha presentato un programma di produzioni e progetti audio-visuali negli spazi di Palazzo Re Enzo, affacciati su Piazza Maggiore. A partire da giovedì 21 gennaio ci siamo catapultati in una tre giorni full immersion dentro un quadro dedicato ad incroci sperimentali tra arti elettroniche, visive, musicali e performative.
A aprire la serie di appuntamenti live-media, Cemetery di Carlos Casas, film-maker e artista visivo che ha presentato a Netmage (per tutti e tre i giorni) una installazione in bianco e nero, frutto di un lavoro che mostra il suo grande interesse per il sonoro, il cinema e le arti visive. Il documentario racchiudeva una serie di appunti per un film sul cimitero degli elefanti, al confine tra India e Nepal, ancora però in corso di realizzazione. Per la prima volta è stato mostrato al pubblico del festival il montaggio di questo lavoro work in progress che ha saputo amalgamare paesaggi sonori reali e oniriche sovrapposizioni di ambienti visivi.
Rachida Ziani e Dewi de Vree hanno sviluppato per Elektrolab una serie di installazioni sonore, attraverso meccanismi elettro-chimici e sofisticati software, immergendo il pubblico in una soprendente atmosfera percettiva. Ispirandosi al funzionamento della prima batteria inventata da Alessandro Volta nell'800, le due performer hanno amplificato così il funzionamento delle singole componenti per mostrare il processo finale di generazione del fenomeno elettrico, utilizzando la grafite come conduttore di energia. La performance molto apprezzata ha incuriosito la folla di spettatori, divertiti nel testare essi stessi l'uso delle strumentazioni ed immergersi così da protagonisti nelle suggestioni sonore appena accenate. La performance di Francesco Cavaliere e Marcel Türkowsky potremmo definirla un teatro sonoro, che fa parte di un progetto condiviso dai due artisti attraverso la percezione dello spazio e una serie di azioni, silenzi, suoni e duration games improvvisati in mezzo al pubblico. Un gioco di suoni e di movimenti non stop, a tratti insistenti e perfettamente integrati nella costruzione scenografica circostante. La prima serata si è consolidata, come è tradizione di Netmage, in una dimensione più notturna e underground con l'artista inglese Harappian Night Recordings e le sue navigazioni folk-primitive, accompagnate sullo schermo da field recordings dal sud-est asiatico. Free-jazz con influssi di musica trance, percussioni, archi e piccoli strumenti hanno aperto, a seguire, l'esibizione del trio The Hunter Gracchus, il cui sound ha saputo coniugare le influenze delle melodie popolari del nord dell'Inghilterra a composizioni post-punk-jazz. A chiudere la serata di inaugurazione Nana April Jun, artista visivo e compositore di suoni ipnotici live dal noise al black metal.
La serata di venerdì si è aperta con l'attesissimo Haut Cris (Miniature) di Vincent Dupont, in replica anche sabato per la sezione Performing Arts. L'artista francese, con un passato di attore e musicista, ha lasciato davvero senza fiato il pubblico coinvolto fino alla fine in un'atmosfera sospesa e amplificata del tutto singolare. La performance riconducibile ad un teatro di alterazione del corpo e del campo acustico, simulava una danza statica, visionaria, all'interno di una "sound station" prefabbricata e sonorizzata con tecniche di musica elettroacustica. Una cabina-stanza modulare, piccolo spazio performativo per una smisurata costruzione acustica di materia ed energia. Nella singolare ricerca engagé di Dupont la violenza e il confronto con le parole di Agrippa d'Aubigné sono diventate specchio, riflettendosi sul tronco di un albero rovesciato a schermo. Pure rivelazioni, come immagini, scorrevano tragiche e oscure: "Il luogo del mio riposo è una camera dipinta di mille ossi che calcìnano e di teste da morto. Nel corpo della morte sta prigioniera la mia vita e la mia bellezza appare orribile fra le ossa". Una decomposizione dello spazio attraverso il suono duro, materiale, sensazionale di Thierry Balasse, che ha spinto alla dissoluzione (decomposizione radicale del mondo) e portato la camera acustica allo sfascio inevitabile nella sua artificialità bi-dimensionale.
Video e musica di Ectoplasm Girls e Nadine Byrne hanno mutato lo scenario e la visione fino a ricondurre lo spettatore in un'atmosfera dark industrial rivisitata da un immaginario trascendente e magico al tempo stesso. A chiudere la serata live media del venerdì, artisti visivi che hanno introdotto lo spettatore in atmosfere filmiche e musicali eccentriche e multiforme. Es, musicista e film-maker finlandese, ha sperimentato a Netmage paesaggi musicali weird-psycho-noise, in un live denso di sonorità liriche e sospese. Il solo di The Magic State ha offerto spunti video e suoni per trasmettere un immaginario basato su trascendenza e ritualità. Combinati insieme per spingere verso uno condizione magica che Nadine Byrne ha definito, appunto, The Magic State.
Info: http://www.netmage.it