Il sentimento del passato

Esiste qualcosa di noi che si salva dal labirinto di distrazioni quotidiane, dall’oblio, dalla fuga del tempo? Se sì, da cosa partire per dare nuova vita al passato perduto?

Ti parlo di un giorno in cui tutto è in movimento, uno specchio rotto: passi, pezzi di pubblicità, di libri, di volti, di luci, tutto accelerato dal caffè. Una strada vale un’altra, basta arrivare, e a questi volti si potrebbero dar nomi di fantasia.

Cosa diranno leggendo questo attacco? Non molto. Alcuni cominceranno a parlare di sé, alla fine queste quattro parole sono il riassunto onesto di una giornata. Ora ti parlo di una storia e di un luogo, lontani dal chiasso, dalle facili sensazioni, ma che parlano di senso e non di stordimento. Partiamo dal luogo: è il museo Bagatti Valsecchi di Milano ,la casa che alla fine dell’Ottocento i fratelli Giuseppe e Fausto ristrutturarono ispirandosi al Rinascimento. Ti muovi con meno spavalderia che in un grande museo, quasi avessi paura di disturbare, e leggi AMOR sugli stipiti intagliati. Ecco, fermati. Parliamo della storia ora, la storia dell’amore di Kemal per la sua lontana parente Fusun. A raccontarla è Orhan Pamuk, premio Nobel turco per la letteratura, attraverso alcuni oggetti provenienti dal Museo dell’Innocenza di Istanbul, costruito parallelamente all’omonimo romanzo.

Kemal ha in testa le strade di Istanbul. Erano lui e Fusun, immersi nel ricordo delle vie, dei ponti, delle piazze. Ma Fusun non c’è più. Kemal non vuole che la sofferenza amorosa riemerga, dunque deve evitare alcuni luoghi: per quelli colorati di rosso- nella mappa e nella sua testa- vige il divieto di transito, nelle strade segnate in arancione era consentito passare ma solo se necessario, per poco, come scorciatoie. Strade che leggero percorreva con Fusun, ricche di ricordi. Ma ora Fusun non c’è più. Una stanza vuota, ecco che cosa resta. Ma ci deve essere altro, una traccia: dove sono andati quei corpi sottili, i suoni, i profumi, i colori?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarda questi oggetti, uno per uno. Puoi scegliere tu da dove partire: ecco nella prima teca l’orecchino di Fusun, poi le pubblicità, i fiammiferi di legno bruciati nella speranza di un ritorno, il Bosforo, le foto con corpi giovani, il corvo, il cuore di porcellana. Ci crederai o no, stanno raccontando una storia, unica, certo, ma non molto diversa da quella di tutti. Qui non ci sono il sole o la luna, qui il tempo non c’è. Sono come sottratti alla gravità. Sospesi. Lontani dal peso dell’abitudine. Ecco che ogni giorno l’abitudine, lentamente, ti trascina nella distrazione: così il giorno passa e tu ancora non hai capito dove stia l’appiglio, il filo per avvolgere tutto ciò che hai fatto e pensato secondo un’unità tua propria. Ce la prendiamo con la sfortuna, l’occasione era lì ma si era giovani, là erano i sorrisi, le vigilie, la tensione. Ora scuotiamo il capo, sinceramente non ci stupisce più nulla, il mondo lo abbiamo conosciuto solo noi, e ora può solo peggiorare. Il buono è passato e forse non ce ne siamo neanche accorti. E ora rimane solo il ricordo, peraltro troppo lontano.

 

Bada però, non intendere gli oggetti qui raccolti da Pamuk come una fuga dalla realtà. D’accordo abbiamo detto che gli oggetti stanno lì nelle loro teche, sospesi: sempre la stessa posizione, la stessa forma, sempre la stessa luce, il medesimo colore. Eterni. Tuttavia tu ti trovi davanti a quelle teche, parte del museo dell’Innocenza di Istanbul, e tu davvero puoi (ora) sperimentare l’innocenza di cui sono portatori quegli oggetti: parti da zero,nulla è dato in sé: niente schemi e regole. Allora di nuovo bambino, avverti che si rompe qualcosa, che c’è del nuovo. Allora per l’oggetto arcinoto c’è nuova vita, una nuova possibilità, quella offerta dall’immaginazione, la tua.

Pamuk ha scritto che il futuro dei musei è nelle nostre case. Allora parti dalla tua esperienza: dagli oggetti, i tuoi, si può partire per ricostruire una traiettoria già percorsa. Perché? Per fedeltà al proprio vissuto, ai luoghi, ai suoni, ai colori, a tutto ciò che non muta così velocemente, a ciò che è sicuro, a ciò che dorme e aspetta solo di essere evocato. Altrimenti tutto scivolerebbe via, la vita.

«Dietro quel volto, dentro di me, invece, c’era tutto un altro mondo, un mondo dove avevo trovato la verità fondamentale della mia esistenza: che dentro il mio corpo c’erano un cuore e un senso profondo, che tutto avveniva per desiderio, contatto e amore e che era per questo che soffrivo».  

Ora potresti rispondere alla domanda già posta: dove sono andati quei corpi sottili, i suoni, i profumi, i colori? Dove la vita?

 

Museo Bagatti Valsecchi, via Gesù 5, 20121 Milano.

Orari mostra e museo: da martedì a domenica: 13-17,45 (chiuso tutti i lunedì e il 2 giugno).

 

 

 

 

 

Termine mostra Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk a Milano 24 giugno 2018. Sotto il link del museo, buona visita!

https://museobagattivalsecchi.org/

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