DIO È MORTO

Bologna, 1977. Bologna, 2017. Sono passati quarant’anni ma Bologna rimane sempre una città di studenti ed è difficile immaginarseli poco interessati alla loro realtà di universitari. In un periodo che ha rievocato e rievocherà sicuramente una storia che mai come ora sentiamo vicina, in un contesto storico dove il Presidente degli USA si chiude nel proprio nazionalismo xenofobo d’antan, dove vengono rievocati i grandi sfarzi del comunismo sovietico al centenario della rivoluzione, molte vicende che ormai si consideravano più che superate sono tornata in auge.

“Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede in ciò che spesso ha mascherato con la fede, nei miti eterni della patria o dell’eroe”.

Lo scorso Giovedì (il 9 Febbraio) una serie di scontri hanno avuto come teatro la biblioteca dell’ateneo bolognese e il quartiere studentesco nel centro della città. Dubbi erano stati sollevati dai collettivi studenteschi riguardo all’installazione di tornelli all’entrata della biblioteca della facoltà di Lettere. Una decisione presa dall’ateneo per limitare l’entrata agli studenti universitari, ai tesserati alla biblioteca o più in generale a chi aveva a disposizione documenti validi, con lo scopo più che lecito di limitare lo spaccio di sostanze stupefacenti all’interno della struttura. La biblioteca veniva infatti utilizzata come ritrovo per gli spacciatori a causa della sua chiusura a notte inoltrata.
Le tensione sono iniziate nella mattinata quando i collettivi Cua e Labàs hanno deciso di intervenire per smantellare i tornelli al numero 36 di via Zamboni, sede della facoltà di Lettere. Non si sono neanche fatti fermare dalle porte sprangate e dopo un’intera giornata passata ad occupare la biblioteca, è stato decisivo l’intervento della Polizia su richiesta dell’università stessa. La Polizia si è fatta avanti a manganellate e non evitando la violenza, causando secondo alcune fonti dei feriti (uno dei collettivi coinvolti parla di feriti e di qualche fermo). Chiaramente criticabile è stato l’operato violento della Polizia nello sgombero della biblioteca, facilmente riscontrabile nei video diffusi online. Le manifestazioni sono proseguite subito dopo nelle strade ed anche il giorno successivo con delle cariche della Polizia sugli studenti in protesta.

Era da tantissimo tempo che l’amministrazione dell’Università di Bologna non chiedeva un intervento delle forze dell’ordine per porre fine a delle manifestazioni di ribellione da parte degli studenti. Davanti a queste situazioni, la memoria scorre in automatico al 1977, quando lo studente Lorusso venne ucciso da un proiettile molto probabilmente partito da una pistola dei Carabinieri. I tempi erano ben altri ma mai come in questo periodo si nota un revival dei tempi passati.
Anche in America le proteste nei college studenteschi hanno rivisto la luce. A Berkeley una folla di studenti si è riversata in strada per protestare in vista dell’intervento di Yiannopoulos, personalità in forte ascesa negli USA per via delle sue idee di estrema destra. Stiamo veramente entrando in una nuova era mondiale dove molte vicende del passato si stanno ripresentando sotto nuove spoglie. Giambattista Vico ci aveva visto giusto.

All’infuori della protesta da parte dei collettivi bolognesi, inutile dal mio punto di vista in quanto sinceramente i tornelli potevano migliorare l’ambiente di studio, vedo in questa opposizione una rinascente volontà da parte degli studenti di far sentire la propria opinione sempre più spesso accantonata negli ultimi decenni. Sia chiaro non voglio passare per il rivoluzionario violento di turno né tantomeno come un fiero sostenitore dei collettivi di estrema sinistra di Bologna. La violenza genera sempre violenza e non è mai giustificabile. Semplicemente, da studente liceale, vedo nella mia generazione una forte apatia che porta inevitabilmente ad accettare qualsiasi evento e cambiamento senza un minimo di spirito critico. Non tutti i cambiamenti vengono per nuocere mi potrebbe dire il primo filosofo da quattro soldi. Certamente, hai ragione, gli risponderei, ma è insensato escludere che non ci possano essere anche cambiamenti in negativo.
Alla mia generazione manca, a differenze di altre, la voglia di scegliere e di esprimere le proprie idee sbagliate o giuste che siano. La mia generazione non sceglie, accetta a testa china. Trovo tutto questo profondamente sbagliato. Non si può solo accettare, ma bisogna essere in grado di fare una scelta che sappia distinguere ciò che sinceramente reputiamo giusto e ciò che reputiamo sbagliato. Manifestare il proprio dissenso (nei limiti della pacificità) è una specificità dell’uomo moderno. È impensabile che le nuove generazioni non sentano il bisogno di esprimersi. I tempi sono cambiati ma manifestare rimane un diritto.

“Perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore per tre giorni, poi risorge”.

1 Comment

  1. Questo si che è un contenuto di valore! 🙂

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